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Mer 4 Giugno 2014, ore 16:29

Queste le parole di Stefano Colucci (Kami Darko), un mio ex allievo,amico, dopo aver visto lo spettacolo di fine biennio di Vernicefresca teatro "Il cerchio dei colori". Doveroso condividerle con voi!

"Così, pensieri alla rinfusa usciti fuori dopo la serata di ieri.

<<Un motivetto di sorrisi commossi riporta la luce dove per un'ora e mezza ha regnato sovrano il buio di un teatro campano stracolmo di famiglie e volti amici.
Probabilmente nessuno ha avuto la sensazione di assistere all'incantevole crocifissione drammaturgica del proprio io, inchiodato a quel tappeto d'assi di legno.
Probabilmente nessuno comprende il significato dei miei occhi appannati, che tento di pulire con la manica della camicia.
Probabilmente nessuno se n'è accorto, ed è meglio così.
Mi dirigo, come tutti, verso l'uscita, disquisendo con Mattia circa la cena che seguirà lo spettacolo.
Mi muovo in modo lento e alquanto goffo, in mezzo alla sequela di parenti e fidanzati armati di bouquet.
Sono ancora in un'altra dimensione, sto ancora tentando di togliermi i chiodi dai palmi.
La mente è un'orgia di pensieri senza capo né coda, ricordi con la testa mozzata che giocano a "ce l'hai" e mi fanno venire l'emicrania.
Il cuore è diventato una casa d'incontri per antiche nostalgie avellinesi.
Fisso un punto indefinito sul pavimento, e non mi accorgo della vita che mi passa accanto.

"Martina!", esclama Mattia.
Capelli ogni volta di un colore diverso, folle e sempre di corsa. Sì, è senza dubbio lei.
In quella donna risiede la mia ultima estate, i cieli verniciati di blu scuro che hanno protetto le nostre teste da ogni divinità contraria alla libera espressione del nostro
caos interiore. I lampioni di Corso Vittorio Emanuele II parlano ancora di noi e di tutte le volte che ci hanno visto barcollare per la strada, persi nei fumi violacei dei
nostri discorsi e delle nostre risate fraterne.
Martina mi stringe forte, come a voler recuperare tutti gli abbracci non dati nell'ultimo periodo in cui i nostri sguardi si sono incontrati troppo poco.
Domanda pareri sulla propria prova d'attrice, ma non me la sento di discuterne in mezzo alla folla, quando le stelle non sono ancora tutte pronte per sfilare in passerella.
Certi confronti così profondi vanno affrontati nella pace che solo l'ora tarda sa donare.

Con calma, stringo al mio petto i cuori di tutte le persone con le quali sono cresciuto e che continuano a crescere senza di me.
Hanno l'aria felice. Riescono addirittura a contagiarmi con il proprio entusiasmo, a farmi sorridere come non facevo da tempo.
Sembrano avere, però, lo stesso interrogativo scritto con un pennarello indelebile sopra i denti: "cosa ne pensi dello spettacolo?"
Rimando, come ho già fatto in precedenza, ogni parere ad un momento più intimo.

Dopo aver salutato tutti, resto a parlare con Nataliia, poggiato ad una parete tenuta a svolgere lo spiacevole compito di sorreggere la mia stanchezza e i miei perché.
Indossa il suo classico sorriso scappato dalla guerra civile in Ucraina.
A volte mi piacerebbe chiederle come si sente al pensiero di ciò che accade nella sua terra.
Prendo fiato, formulo una frase di senso compiuto e poi... Niente. Mi fermo e sorrido, al cospetto della sua immensa vitalità. La invidio. Io sono capace di trarre drammi anche dalle cose più futili, da una cattiva inclinazione della Luna. Lei no. Trova una ragione per vivere in tutto ciò che vede. In ogni silenzio c'è Beckett, c'è Godot.
Ma ha una sofferenza nascosta lì, nell'angolo di ogni smorfia che fa con la bocca, che mi destabilizza e mi rende stranamente paterno nei suoi riguardi, nonostante ella sia più grande di me.

Esco dalla struttura che ha ospitato buona parte del vastissimo campionario delle emozioni umane, e riscopro il significato dell'espressione "sentirsi a casa".
Qualcuno non ha perso tempo ed ha già impugnato la terza sigaretta della serata, qualcun altro balla e continua a divertirsi.
Ora che ci penso, è proprio per questo che, fino pochi mesi fa, anch'io ero parte di questo piccolo universo parallelo chiamato "teatro".
Ciò che mi spingeva a respirarne il gioioso sudore era l'amore per il divertimento.
Non tutti, qui, salgono su un palco per inseguire utopici sogni di gloria. Alcune di queste persone sono adulti, mossi dalla nuda volontà di ingannare la morte.
C'è un'assurda lucidità, in essi, che manca ai miei coetanei. Che manca addirittura al sottoscritto.
Inscenare la vita sopra un palcoscenico è il modo migliore per temporeggiare, per lasciare fuori dalla porta la morte per qualche ora in più.
Indossare la vita, si tratta pur sempre di questo. Indossarla, per poi denudarsi in scena. Morire ogni volta che il sipario si chiude.
Esiste qualcosa di così meravigliosamente infernale e tragicamente paradisiaco allo stesso tempo?
Con chi bisogna sigillare questo patto? A chi bisogna vendere la propria anima, in quei novanta minuti di spettacolo?
Oh, buon Dio, sei forse tu la risposta? O forse sei tu, Lu?
Stasera avrei voluto ingannare anche io la morte, seppur per poco.>>"

Mer 4 Giugno 2014, ore 16:40 - Kami Darko ha scritto:

Doveroso, per me, tramutare in prosa tutte le emozioni dell'altro giorno.
Ammetto di averne tralasciate un bel po', ma riaffioreranno con il tempo. Alcune sono già su carta.

"La notte scivola veloce nell'ennesimo bicchiere di vino che Max manda in gola dopo un brindisi in onore di nonhocapitochi.
E' seduto dinanzi a me, con la sua barba tinta di un rosso che mi ricorda il vomito di un bellissimo dragone.
Lo immagino nelle vesti di cacciatore di draghi. Rido. Forse se ne accorge, ma dissimula benissimo, come solo lui sa fare."

Mer 4 Giugno 2014, ore 16:47 - Pasquale ha scritto:

Stefano ha uno sguardo straordinario...

Mer 4 Giugno 2014, ore 17:44 - J ha scritto:

Le Emozioni sono come un cubo di Rubik che non hanno soluzione, ma solo mille combinazioni. Nessuno vive le stesse e nello stesso momento, ma di certo non avrei saputo esprimere meglio il flusso delle mie che, come un fiume in piena, mi hanno inondato l'anima ieri sera, strabordando timidamente dagli angoli dei miei occhi stupefatti alla vista di tante vite fuse in una sola. Quanto avrei voluto essere parte di quel cerchio che continuamente cambiava forma e colore non saprei esprimerlo, ma poi , immaginandomi lì su con voi, mi sono resa conto di essermici immersa più di quanto la mia mente non realizzasse. Un pezzetto di me ha incontrollabilmente messo piccole radici tra le mille sfumature di quella vernice che, nonostante la corsa delle lancette o dei numeri da calendario, profumerà sempre di fresco.

Mer 4 Giugno 2014, ore 17:44 - J ha scritto:

Radici che mi raggiungono ovunque io sia, qualsiasi viottolo della mia lunga strada io decida di intraprendere ogni giorno. E provo a racchiudere il tutto concludendo che ieri sera, uscita da quel teatro e da quel cerchio, non ero più la stessa che vi era entrata. Come la prima volta. Come ogni volta.

Mer 4 Giugno 2014, ore 21:02 - massimiliano ha scritto:

grazie!!!!!

Mer 10 Settembre 2014, ore 09:25 - Jay ha scritto:

Hallo, passo di qui e leggo cose... Ciao ciao...