pensierini a piacere dell'anno 2012

pagina: 1 2

Senza titolo

Ven 27 Luglio 2012, ore 15:56

In un momento di enorme stanchezza, avvilimento e pochissima fiducia nel futuro, leggo queste parole scritte da Konstantin Stanislavskij, le scrive alla fine della sua vita, nel giugno 1938.
Mi servivano queste parole ed estendo questo pensiero non solo all’arte, ma ad ogni cosa.

“È una buona cosa in arte quando la gente è realmente viva, quando ci si sforza di raggiungere un certo punto, quando si rifiuta qualcosa, si lotta per qualcosa, si litiga per qualcosa, si superano ostacoli o anche si è angosciati. La battaglia porta vittoria e conquista. Va male quando in arte tutto è tranquillo, in ordine, definito, legittimo, quando non c’è bisogno di discussione, lotta, quando non ci sono sconfitte, e quindi nemmeno vittorie”.

Ven 27 Luglio 2012, ore 23:18 - Pasquale ha scritto:

Per sviluppare una pellicola bisogna alternare fasi in cui la pellicola viene agitata e fasi in cui viene lasciata riposare. Le agitazioni fanno sì che il rivelatore arrivi in tutti in punti della pellicola, ma è necessario il riposo per consentire al rivelatore di esercitare la sua azione. E agitazione e riposo devono seguire tempi ben precisi; solo così, alla fine, sulla pellicola si formerà un'immagine nitida...

Ecco, forse è così anche per noi; in quei momenti di stasi apparente, in realtà, al riparo dalla luce c'è qualcosa che sta lavorando dentro di noi, e solo dopo potremo vederne il risultato...

Un abbraccio

Ven 23 Novembre 2012, ore 00:34 - Beatrice ha scritto:

Avevo veramente bisogno di queste parole. Grazie.

mostra commenti (2) - aggiungi un commento

Grazie

Dom 3 Giugno 2012, ore 13:26

Queste le parole che ha scritto, dopo lo spettacolo di fine biennio, una mia allieva finlandese che è arrivata all'isola di Vernicefresca ad otttobre e che tra qualche giorno tornerà a casa. Cose del genere ti fanno capire che ne vale ancora la pena.......grazie Meeri.

last days in the theater... (30-31.5)

So.. it's had been a while since a wrote and stuff has happened! Good and bad or sad I don't know.. you can be the judge of that.

The reason that I haven't wrote is because I had the show or play of my theater.. We spent hours of rehearsing and looking all the things like; where you need to go out and when to come in.. all the songs and all the dances..

Then it came the day of the show. I was feeling nothing.. and I was worried. I didn't feel the butterflies in the stomach and I was calm.. Then I looked at the clock and started panicking. Not good.
I would have rather been in a small anxious all day and then in the evening a bit more. But it all came at once!

Okay.. I was disappointed of myself. Like I did my best! But I panicked and I felt still that I could have done more! This theater thing was one of the best things in my whole year.. and I felt I let myself down..and we also had a quite audience I can tell you.. and not in a good way..

Then starting to think that I would not see these people again. I still need to go and say goodbye of course!!! but some of the people I needed to say bye after the show.

After we went to eat. Had a nice time ! I'm really going to miss all that. Seriously.
When I have talked about "Italians" in general.. most of the "bad stuff" doesn't go under those people.
There are the most wonderful people I ever met! And when I was feeling down or homesick .. I would just go to the theater--> I freaking would forget everything 'cause in that place, it just doesn't belong there.
It always made me feel so happy!

I learned so many things..( I learned more Italian in the theater than in school :D )

I'm so grateful . I love you all. I'm really going to miss you.

Thank YOU for everything, Vernicefresca...

Mer 25 Settembre 2013, ore 16:22 - giulioarianova@gmail.com ha scritto:

Carissimo max
sono giulio iervolino che hai conosciuto molti anni fa perchè ti portai delle musiche di scena da ascoltare e ti piacquero molto. non abbiamo più avuto occasione di incontrarci e me ne dispiace visto che sei diventato un importante insegnante. proprio per questo ti contatto: sto preparando una trasmissione tv sul sud e vorrei poterti intervistare sulla commedia dell'arte e sul teatro in genere, sarebbe possibile? Spero che la cosa possa interessarti e ti prego, se vuoi di contattarmi alla mail, così potremo incontrarci. Sul sito non c'è un contatto, come mai.
Ti saluto caramente e ti auguro tutto il successo che meriti ed anche di più. Un abbraccio.

mostra commenti (1) - aggiungi un commento

Ultime da Una casa di bambola

Dom 27 Maggio 2012, ore 13:22

Davvero per condividere. Ecco una bella recensione di Mario Bianchi su Una casa di bambola che abbiamo presentato al festival Maggio all'infanzia di Bari.

"La Stanza blu è un progetto nato dalla collaborazione fra il Teatro stabile Mercadante di Napoli e Le Nuvole di Napoli. Il progetto, che ha appena vinto il premio Eolo, prevede l'adattamento di testi del repertorio classico per un pubblico di ragazzi. L'anno scorso apprezzammo molto la versione di un classico come l'avaro di Moliere, quest'anno, con uguale godimento, abbiamo assistito alla riduzione di un testo complesso ma ancora purtroppo assolutamente attuale come “Una casa di bambola” del drammaturgo norvegese Erich Ibsen, messo in scena con la regia e l'adattamento di Fabio Cocifoglia e con in scena quattro convincenti attori: Giorgia Coco, Massimiliano Foà, Luca Iervolino e Gaetano di Maso che letteralmente trasformano se stessi e la loro recitazione in un esempio perfetto di teatro borghese.
La celebre vicenda di Nora viene ambientata, per meglio adattarla alla comprensione di un giovane pubblico, in un' aula di tribunale dove altri uomini e altre donne hanno perso la serenità di un giusto e sereno rapporto tra loro e sul cui deterioramento indaga il procuratore Falk. Il caso della giornata è quello dei coniugi Helmer: Torvald e Nora. Essi, chiamati davanti ai ragazzi che sono testimoni e, aggiungiamo noi, giudici della vicenda rappresentata, ricostruiscono come si sono svolti i fatti che hanno portato Nora a uscire di casa, dividendosi dal marito. Nora è ricattata da un sottoposto del marito a causa di un prestito illecito che lei aveva contratto con lui, falsificando la firma del padre, per salvare la vita di suo marito.
Quando Torvald scopre il fatto, viene assalito dall'ansia e dal tormento di perdere la propria reputazione. Quest'angoscia annebbia ogni altro pensiero e, in preda alla disperazione, dichiara a Nora che allontanerà quella che ora egli considera un'indegna moglie dalla cura dei suoi figli, senza riconoscere che il gesto, anche se compromettente, era stato dettato dall'amore per lui.
Quando il ricatto che minacciava la famiglia della protagonista viene annullato. Torvald, perdona all'istante sua moglie. Per Nora, però, la vita non può ritornare ad essere quella di prima. Nora ha compreso che il suo ruolo in quel matrimonio è stato quello di una semplice marionetta, costretta a vivere in una casa di bambola, ora ha bisogno invece di capire chi è veramente per ricostruire, da sola, la propria identità. I ragazzi assistono da vicino a questa vicenda che lo spettacolo semplificandola in modo corretto riesce a rendere a loro esemplare, avvicinandoli anche ad un teatro, a loro purtroppo sconosciuto dove le parole ancora sanno acquistare un peso forte e preciso.
Vorremmo anche aggiungere che ci piacerebbe come in un vero tribunale che alla fine i ragazzi venissero interrogati veramente per enunciare il verdetto su quello che hanno visto, rendendo il sacrificio di Nora più vero e reale."

(foto di Vincenzo Broccoli)

Riflessioni

Dom 18 Marzo 2012, ore 09:11

Ad una settimana esatta dall’ultima replica di ‘Una casa di bambola’ ancora risuonano dentro me una serie di parole ed immagini…..allora credo sia bene fissare alcuni pensieri.
Lo spettacolo, in assoluto, più difficile della mia vita. Le parole di Ibsen già dalla prima lettura e dalle prime analisi mi sono sembrate scivolose, le prendevo da una parte e scappavano dall’altra, ma nel frattempo, senza che me ne rendessi conto, entravano dentro e si annidavano senza pietà andando a toccare le mie fragilità e i miei ricordi più intimi….

‘Nessuno si salva in questo testo’, così ripeteva il regista continuamente. Così non mi salvo neanche io, eppure, quante volte ho trovato motivazioni e giustificazioni a pensieri e azioni per avere l’illusione di essere diverso, o comunque per avere la possibilità di ‘salvarmi’. E intanto le prove andavano avanti con me in una specie di blocco. Non capivo nulla, non mi si fissavano le parole in mente, non comprendevo cosa volessero i due personaggi che dovevo fare e in quale direzione andare. Brutto trovarsi come in un vicolo cieco, non potevo arretrare e non sapevo come avanzare.

‘Prova a considerare che alla fine Nora e Torvald vanno via sorridendo, e questo grazie a te’, queste le parole del regista una sera in cui ero al culmine dell’avvilimento. Grande potere pacificante. Uno scarto. Un trasformazione. Io sono anche questo, io sono anche così. Lentamente i pezzi sono andati a posto e la chiarezza è emersa, il corpo si è modellato, la voce ha funzionato.
Signori chi è di scena!

Vorrei davvero ringraziare Fabio Cocifoglia, la sua calda, profonda e accogliente umanità e il suo talento, in questo adattamento e regia è stato davvero straordinario! E poi un grazie speciale alla pazienza dei miei colleghi Giorgia Coco e Luca Iervolino, sostegno continuo durante i giorni difficili! E poi uno speciale grazie al mio sparring partner Ross, che ha ascoltato i miei lamenti e ha trascorso due interi giorni a fare memoriamemoriamemoria!

Dom 18 Marzo 2012, ore 22:01 - Pasquale ha scritto:

Da spettatore, un grazie a voi tutti per il dono che ci avete fatto. Un dono, ahimé, sempre piú raro, anche grazie alla lungimiranza di certi amministratori e direttori di teatri, ma lasciamo stare questo discorso...
Parlando dello spettacolo, la mia sensazione è stata di essermi alzato dalla panca della stanza blu pesando qualcosa in più di quando mi ci ero seduto. Sì, perché "Una casa di bambola" è pieno di domande insidiose, di punti interrogativi che, si sa, essendo a forma di uncino, hanno la tendenza a rimanere impigliati, tra le pieghe dei vestiti, nei capelli, nei grovigli di ricordi... Credevo di essermi scrollato ben bene all'uscita del teatro, ma quei maledetti continuano a saltare fuori, qualcuno addirittura si infila come un amo sotto la pelle, che più provi a tirarlo via più ti fa male. Ma sta' tranquillo, man mano che li trovo non li butto mica... Li sto raccogliendo in una piccola scatola che poi ti restituirò; in fondo, è roba vostra...

Lun 19 Marzo 2012, ore 22:40 - Alice ha scritto:

Urgono repliche nordiche!uffa!

Sab 9 Giugno 2012, ore 08:38 - giovanni ha scritto:

una prova del mio passaggio! bravo max!

mostra commenti (3) - aggiungi un commento

archivio